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18Mag2017

Il ricco e il povero

Ricordate l’Italia di qualche tempo fa? Il negoziante forte della sua attività? L’imprenditore capace di portare profitti e benessere con la sua piccola o media impresa? La classe operaia? Le professioni intermedie?
Ebbene, tutto questo non sta per finire, quasi ormai storia passata!
Istat, attraverso il suo rapporto annuale, ricostituisce a pieno le classi sociali.
A livello sociale, si registra uno squilibrio in forte aumento dove, la distribuzione dei redditi non viene più ripartita equamente.
Per dirla in due parole: la classe media scompare, i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri (in forte aumento), sempre più poveri.
Ad oggi, il bel Paese, registra: un aumento relativo all’occupazione a bassa qualificazione, famiglie sempre più povere ed indebitate e nuove leve con possibilità di sbocchi professionali e contrattuali di scarso valore rispetto al resto dell’Eurozona (da qui la cosiddetta fuga di cervelli).
Lo stato di povertà assoluta appartiene, ad oggi, a ben 1,6 milioni di famiglie sul territorio nazionale, mentre, il 28,7% della cittadinanza è a forte rischio di povertà e relativa esclusione sociale.
Poca crescita, poche opportunità, politiche e riforme non performanti portano anche ad un altro risultato, non certo degno di lode: ben il 70% degli italiani al di sotto dei 35 anni, vive con la famiglia di origine (con i genitori).
L’Italia sembra voltare pagina, ma non in senso positivo!
Le nuove classi sociali sono state definite come: prive di un senso di appartenenza.
Ricordiamo infatti che, tempo addietro, un operaio o un impiegato, come un artigiano o un commerciante, sapevano benissimo dove e come identificarsi sentendosi parte di un qualcosa ben definito.
Tenendo conto principalmente del dato economico, l’Istat divide le nuove classi sociali in gruppi di appartenenza quali: i colletti blu, le famiglie a basso reddito, i single e stranieri, le famiglie che usufruiscono di pensione ed i pensionati a medio reddito, i pensionati a basso reddito e soli, giovani disoccupati ed infine, i pensionati ad alto reddito.
Quello che ne esce è sconfortante, le disuguaglianze sociali, oltre che ad essere in continua espansione, stanno via via entrando a far parte del contesto comune.
Anche il passaggio da una classe sociale all’altra risulta sempre più difficile, sembra si stia bloccando sempre più l’accesso ai “piani alti”, funziona molto bene invece lo scivolo verso i pini bassi.
Mancando credito, incentivi ed ammortizzatori sociali ad hoc, la famiglia media italiana, con sempre meno capitale a disposizione, userà il credito in suo possesso per soddisfare le proprie esigenze primarie come il nutrirsi, piuttosto che per l’istruzione dei propri figli.
Sempre meno investimenti famigliari destinati a servizi di carattere: creativo, culturale, sociale… non fanno altro che allargare il divario sociale tra “chi può e chi non può” generando fenomeni sempre più evidenti di squilibri.
Per fare un semplice esempio: supponiamo di essere in una scuola elementare, media…, la gita con la classe ha un costo e se, come nucleo famigliare, non posso permettermi tale spesa, vedrò mio figlio escluso da un qualcosa che ha lo scopo di integrare e far conoscere.
Negli ultimi anni, il fenomeno della deprivazione materiale, sta facendo passi da gigante.
Meno accesso anche a cure mediche, nell’ano 2016, non sono poche le persone che hanno dovuto rinunciare a visite mediche specialistiche causa buchi nel portafoglio e, purtroppo, anche questo dato risulta in forte crescita (dal 4% nel 2015 al 6% nel 2017).

  • 18 Mag, 2017
  • Mauro Sisti
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